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Industrializzare l’Africa? Si può

Li Yong, direttore generale dell’UNIDO: “L'industrializzazione è la chiave per la rinascita dell'Africa”.

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Un paese ancora ai margini dell’economia globale interdipendente di oggi. Ma, al fine di realizzare gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile completando l’Agenda Onu 2030, il mondo deve rimboccarsi le mani e aiutare l’Africa a svilupparsi cominciando da un’ industrializzazione sostenibile e responsabile. L’Africa potrebbe convertirsi in una fucina economica globale a patto che venga industrializzata al fine di realizzare il proprio potenziale economico.

Nei recenti forum internazionali, tra i quali il Sesto vertice della Conferenza internazionale di Tokyo per lo sviluppo dell’Africa (TICAD VI), e il summit G20 tenutosi a Hangzhou, in Cina, è stata ribadita l’importanza di questo processo. Il G20 ha inserito per la prima volta tra i suoi propositi l’industrializzazione dell’Africa e dei paesi meno sviluppati (LDC),impegno appoggiato anche dall’Agenda 2063 dell’Unione africana.
L’Assemblea Generale Onu ha ribattezzato il 2016-2025 come il Terzo decennio di sviluppo industriale per l’Africa. L’ UNIDO (UN Industrial Development Organization), si incaricherà di di rendere operativa e di guidare l’implementazione del programma mobilitando tutte le risorse necessarie.

Si tratta di iniziative molto importanti ma che urge tradurre in un’azione concreta ed efficace per far progredire l’industrializzazione africana, creare posti di lavoro e incentivare uno sviluppo e una crescita economica che sia inclusiva e sostenibile.

Per tradurre tutto questo in realtà, servono i soldi e l’azione e impegni finanziari reali da parte della comunità internazionale. Occorre inoltre dare vita a delle partnership per rendere operativi i programmi che consentiranno all’Africa di convertirsi nel prossimo importante perno della crescita economica mondiale. Occorre considerare e affrontare le numerose sfide che offre questo continente. Negli ultimi decenni la crescita economica registrata non è stata strutturale, sostenibile e nemmeno inclusiva. I tassi di crescita variano molto da una parte all’altra del continente, e non tutti gli africani possono beneficiarne. Nonostante la significativa espansione della classe media negli ultimi anni, che ha portato ad un boom dei consumi e ha incentivato gli investimenti domestici, è ancora grande la fetta di popolazione che lotta per la sopravvivenza. I tassi di disoccupazione sono elevati, soprattutto tra i giovani e le donne, una realtà che spinge numerosi africani a spostarsi verso nord.

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Per evitare questa situazione, è necessario che le economie africane vadano oltre la produzione di materie prime e si dedichino alla creazione di settori manifatturieri dinamici e competitivi. L’Africa dovrà essere in grado di approfittare delle opportunità che le si presentano partecipando alle catene del valore regionali e globali e introdurre strategie nuove e innovative sul fronte dello sviluppo industriale, nonché misure ad hoc per attirare investimenti diretti esteri. Gli africani però devono essere istruiti e a tale carenza possono supplire l’istruzione e la formazione professionale. Conoscendo e attingendo dalle innovazioni provenienti da tutto il mondo, l’Africa potrebbe scavalcare sul versante tecnologico i paesi più sviluppati, rafforzando la capacità di produrre beni più sofisticati e di maggior valore. Sarà inoltre in grado di evitare le insidie dell’ industrializzazione sfrenata e in primis i danni ambientali. La tutela dell’ambiente deve rientrare nelle strategie di sviluppo industriale.

Dopotutto, questo continente, ha tutte le carte in regola per industrializzarsi: si trova in una buona posizione, possiede massicce risorse naturali, vanta un profilo demografico favorevole ed elevati tassi di urbanizzazione. A ciò si aggiunge una diaspora altamente istruita. Dal loro canto i governi devono intervenire per affrontare le carenze del mercato e per pianificare, implementare e attuare politiche industriali volte a risolvere le lacune delle precedenti versioni inefficaci. Dovranno essere in grado di interagire con tutte le parti coinvolte, creando un clima favorevole per gli investimenti. Potranno aprirsi alla cooperazione con le organizzazioni internazionali e quelle istituzioni che erogano finanziamenti per lo sviluppo, le quali possono fornire fondi aggiuntivi e aiutare i paesi a rafforzare la propria capacità produttiva.

Durante il summit del G20 di Hangzhou, sono state delineate una serie di raccomandazioni per l’Africa: sostenere l’agricoltura e lo sviluppo di attività agroalimentari collegandole con altri settori; adottare provvedimenti per incentivare la capacità di risposta agli shock sui prezzi; investire in efficienza in termini di risparmio di risorse energetiche e materiali; promuovere i settori e le tecnologie green; puntare al commercio e all’integrazione regionale; usare abilmente i finanziamenti domestici ed esterni; incentivare ciò che si definisce “New Industrial Revolution”.

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Il processo di industrializzazione è già in corso in diversi paesi africani tra cui Etiopia, Ghana, Ruanda e Senegal. Offrendo validi aiuti e supporto è possibile consentire a questi paesi di realizzare uno sviluppo inclusivo e sostenibile da cui tutti trarranno beneficio.

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